REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

N. 416/07

Reg.Dec.

N. 8007  Reg.Ric.

ANNO   2006

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente

DECISIONE

sul ricorso in appello n. 8007 del 2006, proposto dal CODACONS, dall’ASSOCIAZIONE UTENTI DELL’INFORMAZIONE DELLA STAMPA E DEL DIRITTO D’AUTORE, in persona del legale rappresentate pro-tempore, da RAMADORI Marco e da VALENTE Stefano, rappresentati e difesi dagli avv.ti Carlo Rienzi e Luciana Selmi, elettivamente domiciliati presso lo studio del primo in Roma, Viale delle Milizie n. 9;

contro

- la Presidenza della Repubblica, non costituita;

- la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in persona dei rispettivi legali rappresentati pro-tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso la quale sono per legge domiciliati, in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

- la S.I.A.E. – Società Italiana Autori ed Editori – in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti Mario Sanino, Stefano Astorri, Lorenzo Lentini e Maurizio Mandel, elettivamente domiciliata presso lo studio dell’ultimo in Roma, Viale della Letteratura n. 30;

e nei confronti

- di Ivan Cecchini, rappresentato e difeso dall’avv.  Maria Alessandra Sandulli, elettivamente domiciliato presso lo studio della stessa in Roma, Corso Vittorio Emanuele II n. 349;

- di S.N.A.C. Sindacato Nazionale Autori e Compositori; A.I.D.A.C. Associazione Italiana Dialogisti Adattatori Cinetelevisivi; F.E.M. Federazione Editori Musicali; A.R.T. – Associazione Registri della Fiction Televisiva, in persona dei rispettivi legali rappresentati pro-tempore, rappresentati e difesi dall’avv. Federico Sorrentino, elettivamente domiciliati presso il suo studio in Roma, Lungotevere delle Navi n. 30;

di Assumma Giorgio; Guariso Silvano; Migliacci Francesco (detto Franco); Cugia Di Sant’Orsola Diego; Micalizzi Franco; Natale Giovanni, Cennamo Tito; Pistolesi Augusto; De Vergottini Giuseppe; Afeltra Giuseppe; Compagnia UNIPOL, non costituiti;

con l’intervento ad opponendum

dell’UNCLA Associazione Unione Nazionale Compositori Librettisti Autori; dell’U.N.E.M.I.A. Unione Editori di Musica Italiana e Autori; di A.C.E.P. Associazione Autori Compositori e Piccoli Editori; dell’A.N.E.M. Associazione Nazionale Editori Musicali, in persona dei rispettivi legali rappresentati pro-tempore, rappresentati e difesi dall’avv. Federico Sorrentino, elettivamente domiciliati presso il suo studio in Roma, Lungotevere delle Navi n. 30;

per l'annullamento

della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio n. 1073 del 14 febbraio 2006.

     Visto il ricorso con i relativi allegati;

     Visto l'atto di costituzione in giudizio dell'Avvocatura dello Stato, della S.I.A.E., di Ivan Cecchini; di S.N.A.C.; A.I.D.A.C.; F.E.M.; UNCLA U.N.E.M.I.A.; A.C.E.P.; A.N.E.M e A.R.T.;

     Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

     Visti gli atti tutti della causa;

     Relatore alla pubblica udienza del 1 dicembre 2006 il Cons. Giuseppe Minicone;

     Uditi gli avv.ti Selmi, Sandulli, Sorrentino, Sanino, Lentini, Mandel  e l’avv. dello Stato Fiduccia;

     Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:

FATTO

     Con atto notificato nei giorni 6 dicembre 2004 e seguenti, gli odierni appellanti impugnavano, chiedendone l'annullamento, oltre al risarcimento dei danni, i seguenti atti:

     - indizione delle elezioni dei componenti dell'assemblea e delle commissioni di sezione della SIAE e tutte le deliberazioni adottate dagli organi di gestione della SIAE, dal C.d'A., dal Presidente e dalle assemblee dei soci in data successiva al 26/6/2003:

     - la deliberazione del 3/2/2003, con cui il Ministero dei Beni Culturali aveva approvato il regolamento elettorale senza tenere conto delle sentenze del T.A.R, la deliberazione del 28/2/2003, con cui il Commissario straordinario aveva indetto le elezioni per la nomina dei componenti dell'assemblea SIAE, erroneamente classificando taluni soci in fasce reddituali loro non pertinenti, tenuto conto della sentenza del T.A.R; la deliberazione n. 28 del 4/3/2003, con cui erano stati ripartiti i seggi dell'assemblea in relazione alle fasce reddituali previste, includendo erroneamente in tali fasce soggetti aventi diritto ad essere inseriti, in forza delle sentenze del T.A.R., in fasce diverse e più elevate; tutte le successive operazioni elettorali, con particolare riferimento ai seggi ed agli eletti erroneamente ripartiti ed assegnati a causa dell'omessa esecuzione della sentenza del T.A.R ed in specie i provvedimenti di approvazione delle elezioni svolte, di proclamazione degli eletti e di designazione degli stessi a sedere nell'assemblea dei soci e nelle commissioni assembleari, risultate illegittimamente costituite;

     - tutte le deliberazioni di estremi e date non indicati, adottate dal Presidente designato con D.P.R 18/7/2003 e dal Consiglio di Amministrazione designato con D.M. 22/7/2003, ed in specie: a) le delibere di proposta e/o approvazione dell'ordinanza di ripartizione proventi per il 2004 e per il 2005, adottata in data successiva all'udienza in cui era stato deciso dal Consiglio di Stato l'annullamento dell' organo; b) la delibera di nomina del D.G. Giovanni Profita e la connessa delibera del 7/9/2004 inerente i suoi poteri; c) le delibere di proposta di bilanci sociali e di indizione delle assemblee sociali svolte nel 2003 e nel 2004, con le decisioni ivi assunte relativamente ai bilanci 2003/2005; d) le delibere con cui erano stati affidati, revocandoli ad altri soggetti, incarichi ed appalti di servizi alla UNIPOL; e) le delibere inerenti le norme regolamentari per l’assegnazione delle opere alle Sezioni, approvate in data 3 dicembre 2003 e 25 febbraio 2004

     Gli istanti deducevano a sostegno del ricorso i seguenti motivi di diritto :

     l) Violazione delle sentenze del Consiglio di Stato, dello Statuto SIAE e del D.1gs. n. 419/99; eccesso di potere ed incompetenza; violazione dello Statuto SIAE e dei regolamenti in materia di ripartizione ed elezione; violazione della sentenza del T.A.R. Lazio n. 4123/02 come accertato dal Consiglio di Stato con decisione n. 6187/04; elusione e violazione del giudicato.  

      Poiché il giudicato di cui alla decisione n. 6187/04 del Consiglio di Stato aveva pronunciato l'annullamento della ripartizione dei proventi degli autori ed editori per il 2001, ne sarebbe conseguita la difettosa costituzione dell'organo assembleare e del relativo procedimento elettorale, oltre che l'illegittimità degli atti dallo stesso adottati.

     La base elettorale sarebbe stata male individuata ed erronea sarebbe stata la ripartizione dei seggi, dal momento che la suddivisione degli elettori per fasce di reddito percepito, quanto meno con riferimento alla Sezione Musica, era stata ritenuta illegittima dal Consiglio di Stato, a conferma della precedente sentenza del T .A.R.

     2) Violazione della sentenza del Consiglio di Stato n. 7857/04 e dello Statuto SIAE e del D.1gs. n. 419/99; violazione del D.1gs. n. 54/2003; eccesso di potere ed incompetenza; elusione e violazione del giudicato.

     La sentenza n. 7857/04 del Consiglio di Stato aveva annullato la nomina del Presidente e del Consiglio di Amministrazione della SIAE, a causa della non rappresentatività dell'assemblea designante; di qui, l'interesse dei ricorrenti ad impugnare gli atti adottati (nonostante la diffida dal compiere atti eccedenti l'ordinaria amministrazione), ed in particolare quelli in epigrafe indicati, da organi, la cui investitura era stata annullata.

     Con un primo ricorso per motivi aggiunti, notificato nei giorni 10/12/2004 e seguenti, i deducenti impugnavano la convocazione in data 3/12/2004 della riunione del Consiglio di Amministrazione per il successivo l0 dicembre, nell'assunto che era stata effettuata dal Presidente, la cui nomina era stata annullata dalla sentenza del Cons. Stato, Sez. VI, 3/12/2004, n. 7857.

     L'annullamento dell'investitura del Presidente e del Consiglio di Amministrazione avrebbe fatto, tra l'altro, rivivere l'organo di amministrazione precedente, ossia il Commissario straordinario in prorogatio, sicché solo questi avrebbe potuto convocare una riunione di altri organi.

     I membri di nomina ministeriale sarebbero anch'essi decaduti per effetto della sentenza che aveva annullato i provvedimenti conseguenti alla nomina dei componenti elettivi.

     Sarebbe stata, inoltre, illegittima la delibera adottata dal Consiglio di Amministrazione della SIAE il 16/11/2004, con cui, dopo l'udienza di trattazione del ricorso che aveva portato all'annullamento delle nomine, era stato istituito l'Ufficio di diretta collaborazione degli organi decisionali della Società.

     Con un secondo atto per motivi aggiunti, notificato in data 13/12/2004, i ricorrenti impugnavano la nomina a sostituto del Presidente, da parte del Consiglio di Amministrazione della SIAE, del sig. Guariso Silvano (intervenuta nella seduta del 10/12/2004), con il compito di svolgere tutti gli adempimenti necessari al pieno ripristino degli organi sociali, deducendo i seguenti motivi di diritto :

     3) Violazione delle sentenze del Consiglio di Stato, dello Statuto SIAE e del D.lgs. n. 419/99; eccesso di potere ed incompetenza; violazione dello Statuto SIAE e dei regolamenti in materia di ripartizione ed elezione; violazione della sentenza del T.A.R. Lazio n. 4123/02; elusione e violazione del giudicato.

     Dalle decisioni nn. 7857/04 e 6187/04 sarebbe disceso l'obbligo della rinnovazione di tutti gli atti relativi all'elezione dei membri del Consiglio di Amministrazione e dell'assemblea della SIAE.

     Sarebbero state travolte dal giudicato di annullamento anche le nomine dei membri non fatte oggetto di specifici gravami, né sarebbe stata consentita la sostituzione dei membri decaduti.

     4) Violazione della sentenza del Cons. Stato n. 7857/04 e dello Statuto SIAE, nonché del D.1gs. n. 419/99; violazione del D.1gs. n. 54/2003; eccesso di potere ed incompetenza; elusione e violazione del giudicato.

     Ad ogni modo, la seduta del Consiglio di Amministrazione in cui era stato nominato il sig. Guariso sarebbe stata illegittima in quanto proveniente dalla convocazione effettuata dal precedente Presidente, che, nel :frattempo, era decaduto dalla carica.

     L'atto di convocazione sarebbe stato, dunque, nullo per carenza assoluta di potere e parimenti nulla sarebbe stata la seduta in cui il sig. Guariso era stato nominato.

     5) Violazione della decisione del Cons. Stato n. 7857/04 e dello Statuto SIAE, nonché del D.1gs. n. 419/99; violazione del D.1gs. n. 54/2003; eccesso di potere ed incompetenza; elusione e violazione del giudicato.

     Il provvedimento gravato sarebbe stato, inoltre, illegittimo anche sotto un ulteriore profilo, atteso che nello Statuto SIAE l'elezione del sostituto del Presidente sarebbe ammessa solo in caso di impedimento dello stesso e, nella fattispecie si verterebbe al di fuori di tale ipotesi, in quanto l'impedimento presupporrebbe l'esistenza di un legittimo atto di nomina.

     6) Violazione della sentenza del Cons. Stato n. 7857/04 e dello Statuto SIAE, nonché del D.1gs. n. 419/99; violazione del D.1gs. n. 54/2003; eccesso di potere ed incompetenza; elusione e violazione del giudicato.

     Da ultimo, gli atti di rinnovo della procedura elettiva non avrebbero potuto essere rimessi, anche in base al principio di imparzialità, allo stesso organo travolto dal pronunciamento giurisdizionale.  

     Con un terzo atto di motivi aggiunti, notificato in data 16 - 17/12/2004, venivano impugnate tutte le delibere del Consiglio di Amministrazione adottate successivamente al giudicato di annullamento del Consiglio di Stato, la delibera adottata nella seduta del 17/9/2003, con cui erano stati attribuiti duecentomila euro all'anno al presidente, settantamila ai membri del Consiglio di Amministrazione, ventottomila al presidente dei revisori, ventunomila ai membri del collegio dei revisori, settemila ai componenti delle commissioni di sezione, nonché un gettone di presenza, in favore dei componenti degli organi collegiali, di trecentocinquanta euro per ogni riunione (oltre al rimborso spese per i residenti fuori dal comune di euro trecentosessanta al giorno).

     Tale delibera, oltre ad essere affetta da illegittimità derivata dall'annullamento dell’organo che l’aveva adottata, sarebbe stata inficiata anche da difetto di istruttoria e dalla mancata approvazione dei compensi da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

     Illegittima sarebbe stata, inoltre, la delibera di presa d'atto delle dimissioni dal Consiglio di Amministrazione del sig. Franco Micalizzi, adottata nella riunione del 12/11/2003, cui aveva fatto seguito, in pari data, la sua nomina a "consulente personale" del presidente, beneficiato con un compenso di novantamila euro l'anno.

     Con un quarto atto di motivi aggiunti, i ricorrenti impugnavano le deliberazioni adottate dall'assemblea della SIAE in data 21/12/04; tale organo, illegittimamente convocato, aveva, infatti, provveduto alla rielezione dei soggetti la cui nomina era stata annullata con sentenza n. 7857/04 del Consiglio di Stato.

     La composizione dell'organo assembleare sarebbe stata, inoltre, illegittima, a causa della presenza, anche nella predetta seduta, del Maestro Mica1izzi, il quale si era dimesso dall'assemblea nel giugno 2003, allorché era stato eletto membro del Consiglio di Amministrazione, stante la incompatibilità prevista dall'art. 6 dello Statuto.

     Doveva di conseguenza ritenersi precluso il suo successivo rientro nell'assemblea a seguito delle dimissioni da consigliere del Consiglio di Amministrazione.

     Con quinti motivi aggiunti, il CODACONS e l'Associazione Utenti dell'Informazione, della Stampa e del Diritto d'Autore impugnavano la nuova designazione assembleare, avvenuta in data 21/12/2004, a Presidente del sig. Franco Migliacci, nonché i pareri della Commissione Cultura del Parlamento, ed il conseguente D.P.R. di nomina; si censurava, inoltre, la rielezione, al Consiglio di Amministrazione, dei medesimi membri, la cui nomina era stata annullata con la decisione n. 7857/04 del Consiglio di Stato.

     Veniva dedotta, sotto plurimi profili, la violazione dello Statuto e degli artt. 118 e 119 del Regolamento generale della SIAE, della legge generale sul procedimento amministrativo n. 241/90, nonché dell'art. 97 della Costituzione, ed infine il vizio di eccesso di potere, lamentandosi che l'assemblea del 21/12/2004 risultava illegittima per non essere stata convocata quindici giorni prima, per non essere stati convocati tutti i soci aventi diritto, per non essere stata verificata la regolare costituzione dell'assemblea, per non essere stato seguito un procedimento di voto segreto e, soprattutto, per il fatto che aveva partecipato a detta riunione il Micalizzi, precedentemente dimessosi dall'assemblea, e, dunque, soggetto non avente diritto. 

     Veniva, inoltre, allegato che, in base al sistema normativo vigente (oltre che allo Statuto SIAE e al Regolamento generale della SIAE) il presidente di enti pubblici avrebbe dovuto possedere, in primo luogo, particolari requisiti di moralità e probità; il che sarebbe valso, a maggior ragione, per la SIAE, ente pubblico associativo il cui Presidente ha il compito di sviluppare e tutelare la cultura in Italia e nel mondo.

     Ciò premesso, si lamentava l'inesistenza di tali requisiti in capo al Migliacci con riferimento ad una vicenda che lo aveva visto coinvolto anche in un procedimento penale, poi conc1usosi con la pronuncia di non doversi procedere per tardività della querela, negli anni 1983/84.

     Con il sesto ricorso per motivi aggiunti, notificato i giorni 16/2/2005 e seguenti, venivano impugnate tutte le delibere adottate dall'assemblea SIAE in data 21/12/2004, od in altre epoche, caratterizzate dall'esistenza di situazioni di incompatibilità, ovvero dalla confusione dei compiti di amministrazione e di indirizzo politico nell'ambito dell'ente.

     Si tornava, inoltre, a censurare la nomina a Presidente del Maestro Migliacci per carenza dei requisiti di moralità e di probità, e, conseguentemente, per difetto di istruttoria nel relativo procedimento di nomina.

     Venivano, poi, nuovamente impugnate le delibere del Consiglio di Amministrazione determinative dei compensi del Presidente e dei consiglieri, tale decisione competendo al Ministro vigilante, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze.

     Si chiedeva, inoltre, l'annullamento della delibera con cui era stato nominato consigliere il dr. Ivan Cecchini, direttore generale dell' Associazione Italiana Editori, in quanto adottata in violazione di quanto prescritto dall'art. 13, I comma, del D.lgs. n. 419/99, che disciplina il regime di incompatibilità dei membri del Consiglio di Amministrazione.

     Con i settimi motivi aggiunti, si avanzava una richiesta istruttoria concernente ancora la vicenda che nei primi anni '80 aveva visto coinvolto il Migliacci con una minorenne, impugnandosi, inoltre, la delibera del Consiglio di Amministrazione in data 9/3/2004,in ordine ai criteri di riparto dei proventi per l'anno 200l, in quanto adottata da un organo in composizione illegittima.

     Con l'ottavo atto di motivi aggiunti,si articolava un'ulteriore istanza istruttoria a supporto dì una censura ipotetica concernente pretese illegittimità del procedimento di designazione del Presidente del Consiglio di Amministrazione.

     Infine, con i noni motivi aggiunti, notificati nei giorni 22/6/2005 e seguenti, si impugnavano i provvedimenti ministeriali in data 11/5/2005, recanti la nomina dei sigg.ri Cecchini, Cugia e Natale a componenti del Consiglio di Amministrazione della SIAE.

     Il giudice adito, con la sentenza in epigrafe:

     - ha dichiarato inammissibile il ricorso, limitatamente ai proponenti CODACONS e Associazione Utenti dell’Informazione e della Stampa, per difetto, in capo ai ricorrenti, della titolarità di una posizione qualificata e differenziata in ordine all’impugnazione di atti, come quelli in esame, aventi carattere organizzatorio;

     - ha disatteso l’eccezione di inammissibilità del ricorso nei confronti del dott. Cecchini, relativa ad un preteso difetto di notificazione dell’atto introduttivo e di parte dei motivi aggiunti;

     - ha dichiarato irricevibile il ricorso nella parte volta contro i provvedimenti afferenti la procedura elettorale riguardante l’assemblea della SIAE, in quanto tardivo rispetto alla data di pubblicazione della decisione del Consiglio di Stato che aveva annullato la delibera commissariale n. 22/03 di ripartizione dei proventi per il 2001 (incidente, appunto, sul sistema elettorale);

     - ha dichiarato, in parte inammissibili per genericità e, in parte, improcedibili per sopravvenuto difetto di interesse, i motivi rivolti a censurare tutte le deliberazioni adottate dal Presidente del Consiglio di Amministrazione e dal Consiglio di Amministrazione della SIAE in epoca successiva al 26 marzo 2003, non comunicandosi l’illegittimità della nomina a tali atti (molti dei quali neppure individuati), in assenza di espressa impugnazione;

     - ha dichiarato improcedibile la censura contro la delibera di nomina a D. G. del dott. Profita, per essere stato lo stesso, nel frattempo, revocato dall’incarico e sostituito;

     - ha accolto il motivo di gravame volto a censurare la convocazione, in data 3 dicembre 2004, della seduta consiliare da parte del presidente, la cui investitura era stata annullata dalla decisione n. 7857/04, resa dal Consiglio di Stato in pari data, negando, tuttavia, che l’illegittimità della convocazione si trasmetta all’adunanza nella quale era stato nominato come sostituto il sig. Guariso.

     - ha respinto il motivo diretto a far rilevare il travolgimento dell’intero Consiglio di Amministrazione della SIAE, per effetto dell’annullamento delle nomine del Presidente e dei quattro membri elettivi, essendo stati due di tali membri già sostituiti con voto assembleare e non comunicandosi tale annullamento ai membri di nomina governativa;

     - ha dichiarato infondato il motivo volto a censurare la nomina di un sostituto del Presidente, essendo assimilabile l’invalidità dell’atto di investitura all’assenza o impedimento dello stesso, previsti dallo Statuto;

     - ha rigettato i motivi proposti contro la rielezione, come consiglieri di amministrazione, dei soggetti la cui nomina era stata annullata con la decisione n. 7857/04 del Consiglio di Stato, essendo ormai intangibile la composizione assembleare e non rilevando la presenza, in quella sede, del Maestro Micalizzi, già dimessosi dalla carica di Consigliere;

     - ha dichiarato inammissibili (oltre che improcedibili per sopravvenuto difetto di interesse) i motivi contro la nomina  a presidente del Maestro Migliacci, in quanto proposti solo dal Codacons e dall’Associazione Utenti dell’Informazione della Stampa e del Diritto d’Autore, carenti di legittimazione attiva;

     - ha disatteso, infine (dopo aver rigettato le richieste di incombenti istruttori) i motivi volti a censurare la nomina dei sigg.ri Cecchini, Cugia e Natale a Consiglieri di Amministrazione della SIAE.

     Avverso detta articolata decisione, hanno proposto appello i soggetti indicati in epigrafe, deducendo (spesso senza un ordine consequenziale, neppure numerico, e con argomentazioni talvolta poco perspicue o ripetitive):

     1) l’erroneità della sentenza nella parte in cui ha affermato la carenza di legittimazione attiva delle Associazioni istanti, giacché queste ultime perseguirebbero statutariamente la tutela degli interessi in concreto coinvolti nella vicenda oggetto di causa, suscettibili di essere pregiudicati dagli atti impugnati, i quali condizionerebbero scelte fondamentali nel campo della gestione dei diritti di autore e di quelli connessi.

     In particolare, essendo la massima parte degli introiti della SIAE costituita dagli incassi per cd “copia privata”, facenti carico su tutti gli utenti, sarebbe necessaria la partecipazione delle associazioni rappresentative riconosciute nelle scelte dell’Ente, che siano tali da avere riflessi sulla collettività.

     2) Sarebbe ugualmente erronea la conclusione del T.A.R., il quale, dopo aver dichiarato illegittimo l’atto di convocazione del Consiglio di Amministrazione per la riunione del 10 dicembre 2004, non ha ritenuto di annullare la deliberazione adottata in quella sede e, segnatamente, la nomina del sig. Guariso a sostituto del Presidente.

     3) Per altro verso, la delibera del 10 dicembre 2004 sarebbe illegittima anche perché adottata da un Organo nel quale la maggioranza non era rappresentata dagli autori ed editori.

     4) Sarebbe illegittima la delibera assembleare del 21 dicembre 2004, in quanto frutto della partecipazione del sig. Franco Micalizzi, versante in situazione di incompatibilità per essere stato eletto membro del Consiglio di Amministrazione e per mancanza del quorum strutturale, avendo partecipato ad essa diciannove editori illegalmente rappresentati.

     5) Sarebbe illegittima la nomina a Consigliere di Amministrazione del Sig. Cecchini, in quanto né autore né editore.

     6) Sarebbe illegittima, per invalidità derivata da quella della delibera assembleare del 21 dicembre 2004, la nomina dei tre consiglieri di amministrazione, il cui decreto, oltre tutto, non sarebbe stato a firma congiunta del Ministro per i beni e le attività culturali e del Presidente del Consiglio dei Ministri.

     7) Erroneamente il primo giudice avrebbe dichiarato inammissibili i decimi motivi aggiunti, che vengono riproposti in questa sede.

     Si è costituita la SIAE, la quale, nel confutare le argomentazioni degli appellanti, ha proposto, a sua volta, appello incidentale contro il capo della sentenza che ha dichiarato solo in parte irricevibile il ricorso introduttivo, sostenendone la tardività in toto e, di conseguenza, l’irricevibilità dei motivi aggiunti, motivi, peraltro, anche autonomamente inammissibili per estraneità rispetto all’oggetto del contendere.

     Si è costituito il dott. Ivan Cecchini, il quale ha eccepito l’inammissibilità dell’appello per mancanza, nella copia a lui notificata, della sottoscrizione dei difensori e per incertezza assoluta circa la sentenza oggetto di gravame, rinvenendosi in esso riferimenti a passi della decisione non esistenti in quest’ultima.

     Nel merito, ha confutato le censure avversarie, con particolare riguardo a quelle concernenti la sua nomina, proponendo, a sua volta, appello incidentale condizionato contro il capo della sentenza impugnata che ha disatteso l’eccezione di inammissibilità del ricorso di primo grado, per mancata notificazione dell’atto introduttivo e di parte dei motivi aggiunti.

     Si è costituita l’Avvocatura dello Stato, nell’interesse delle Amministrazioni intimate, la quale ha chiesto, anch’essa, il rigetto dell’appello

     Si sono costituite o sono intervenute ad opponendum le associazioni indicate in epigrafe, le quali hanno concordemente chiesto la reiezione dell’appello per inammissibilità o infondatezza delle censure svolte.

     Con memoria e brevi note (queste ultime, peraltro, depositate tardivamente) le Associazioni appellanti hanno ribadito la propria legittimazione attiva, ad esse, del resto, espressamente riconosciuta dalla stessa SIAE e dai Ministeri vigilanti, nonché da altre decisioni della magistratura amministrativa.

     Alla pubblica udienza del 1 dicembre 2006, il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

     1. L’appello non merita accoglimento, il che assolve il Collegio dall’esame delle eccezioni pregiudiziali di inammissibilità o nullità dello stesso, sollevate dal convenuto dott. Cecchini (limitatamente, peraltro, alla sua posizione processuale).

     2. Occorre premettere, per ragioni logiche e di chiarezza espositiva, che i motivi di gravame saranno di seguito esaminati non seguendo pedissequamente l’ordine di enunciazione osservato dagli appellanti (che, come si è posto in evidenza nella narrativa in fatto, è, sovente, privo di linearità e, in più punti, ripetitivo), ma raggruppando i capi di doglianza che, per la loro connessione, possono essere congiuntamente trattati.

     3. La prima fondamentale contestazione che gli istanti muovono alla sentenza impugnata riguarda il difetto di legittimazione attiva, affermato dal T.A.R. nei confronti sia del CODACONS sia dell’Associazione utenti dell’Informazione della Stampa e del Diritto di autore, sul rilievo che, nella specie, incidendo gli atti impugnati sull’organizzazione dell’ente, non si rinverrebbe, in capo a tali associazioni, la titolarità di un interesse superindividuale normativamente qualificato e differenziato, suscettibile di lesione diretta ed attuale.

     3.1. Oppongono gli appellanti che gli atti impugnati sono tali da condizionare le scelte della SIAE nel campo della gestione dei diritti di autore, dei diritti connessi e delle tariffe praticate nei confronti degli utenti e consumatori di tutte le espressioni artistiche, onde non potrebbe disconoscersi l’interesse delle associazioni rappresentative riconosciute a partecipare a tali scelte, aventi riflesso sulla collettività, tenuto, soprattutto, conto della circostanza che gli introiti dell’Ente derivano, in larghissima misura, da prelievi praticati su tutti i cittadini in occasione dell’acquisto di apparecchi e supporti di riproduzione.

     Tali argomentazioni, succintamente esposte nell’atto di appello, vengono, poi, di molto ampliate nelle memorie difensive, attraverso il riferimento al diffuso coinvolgimento delle Associazioni de quibus nella vita della SIAE e, specificamente, alla partecipazione, con un proprio rappresentante, all’Osservatorio per il monitoraggio del mercato editoriale nonché a varie riunioni sia presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri sia presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze sia presso la stessa SIAE, su materie di interesse dei consumatori.

     Del resto la legittimazione ad agire nei confronti della SIAE sarebbe stata riconosciuta più volte dalla magistratura amministrativa e non potrebbe essere disconosciuta nella fattispecie, perseguendo le istanti “la tutela dell’ordinato svolgimento delle attività e l’imparzialità dell’azione amministrativa, ai fini della sua validità, anche con riguardo all’ambiente di provenienza dei soggetti chiamati allo svolgimento di pubbliche funzioni”.

     3.2. L’assunto non merita di essere condiviso.

     3.3. Va, innanzi tutto, osservato che le istanti traggono indebitamente argomento, per far valere la loro legittimazione processuale, dall’attività di audizione, consultazione o partecipazione, cui esse sono state o possono essere chiamate, in singoli casi e per determinate materie riguardanti la SIAE, aventi potenziali ricadute sugli interessi delle collettività da esse rappresentate.

     Sennonché va riaffermato, in linea con un condivisibile orientamento giurisprudenziale, formatosi con riguardo alla facoltà di partecipazione procedimentale dei soggetti portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, che la natura delle situazioni giuridiche soggettive non muta per effetto del riconoscimento di tale facoltà di partecipazione, essendo diversa la legittimazione procedimentale da quella processuale, sicché, pur in presenza della prima, resta impregiudicata la questione dei limiti entro i quali, in sede contenziosa, può assicurarsi tutela ai detti interessi (cfr. Cons. St., Sez. VI, 30 dicembre 1996 n. 1792)

     3.4. Ciò posto, la circostanza che le Associazioni in epigrafe siano titolari di interessi collettivi di particolari categorie di cittadini (nella specie, utenti e consumatori di espressioni artistiche) non comporta un mutamento dei presupposti perché tali interessi possano essere fatti valere in giudizio, richiedendosi sempre che la lesione degli stessi abbia il carattere dell’immediatezza, dell’attualità e della concretezza.

     Si vuol dire, in altri termini, che è preclusa ai soggetti collettivi, alla stessa stregua dei soggetti individuali, la tutela giudiziale della astratta legalità dell’azione amministrativa, non essendo le associazioni, allo stato attuale, legittimate ad agire a difesa obiettiva dell’ordinamento violato, ma solo a presidio di situazioni soggettive concretamente e direttamente incise dalle violazioni del diritto.

     3.5. Ora, gli atti con i quali la SIAE provvede alla propria organizzazione interna, quand’anche, in ipotesi, divergenti dai parametri posti a regolamentazione di tale specifica attività, non sono suscettibili di incidere su posizioni di interesse degli utenti dei servizi erogati dall’Ente, tutelabili in sede giurisdizionale, se non nel momento in cui tale divergenza si realizzi in comportamenti pregiudizievoli per gli utenti stessi e la cui attitudine lesiva sia, concretamente, dimostrata.

     Nell’ipotesi che interessa, invece, le Associazioni ricorrenti, nell’impugnare una serie indeterminata di provvedimenti adottati dagli organi dell’Ente, imputandoli di illegittimità derivata dalla irregolare investitura degli organi stessi, non ha allegato alcuna dimostrazione che i singoli atti abbiano inciso, in via immediata, su un interesse protetto della categoria da esse rappresentato, assumendone solo la non conformità a legge del loro momento costitutivo ed adombrando un non meglio precisato condizionamento delle scelte della SIAE, allo stato, del resto, solo eventuale, non essendo stato, comunque, addotto nessun elemento idoneo a comprovare che singoli provvedimenti, assunti da organi asseritamente illegittimi, abbiano, poi, arrecato un effettivo danno all’interesse collettivo degli utenti e consumatori.

     3.6. Né la legittimazione carente può essere recuperata, adducendo la qualità di soci della SIAE di alcuni appartenenti alle Associazioni appellanti, posto che, sotto questo profilo, queste ultime non si presentano come esponenti di un interesse omogeneo, essendo conflittuali le posizioni degli iscritti, onde le Associazioni stesse non sono abilitate, come è insegnamento costante della giurisprudenza, ad assumere la rappresentanza e difesa solo di una parte degli interessi della categoria.

     3.7. In conclusione, quindi, va riaffermato il difetto di legittimazione ad agire, nella presente controversia, del CODACONS e dell’Associazione utenti dell’Informazione della Stampa e del Diritto d’Autore.

     4. Con un secondo gruppo di doglianze, i soggetti individuali (legittimati) criticano le conclusioni del primo giudice, per avere questi - dopo aver riconosciuto l’illegittimità dell’atto di convocazione della riunione del Consiglio di Amministrazione per il giorno 10 dicembre 2004, in quanto proveniente da un Presidente la cui nomina era stata ormai caducata - erroneamente negato che tale illegittimità si riverberi sulla validità dell’adunanza e, quindi, dei deliberati in essa assunti e, segnatamente, sulla nomina del sostituto del Presidente stesso nella persona del dott. Guariso.

     4.1. L’assunto è destituito di fondamento.

     4.2. La convocazione è un atto preparatorio del procedimento volto alla manifestazione della volontà di un organo collegiale, che ha la duplice funzione di rendere edotti i componenti di questo circa gli argomenti sui quali essi dovranno deliberare (per consentire la loro partecipazione alla riunione con la necessaria preparazione ed informazione) e di evitare che sia sorpresa la buona fede degli assenti a seguito di deliberazione su materie non incluse nell'ordine del giorno (cfr. Cass. civ., Sez. 1, n. 9364 del 11 giugno 2003).

     Peraltro, la carenza di legittimazione del convocante non comporta inesistenza della convocazione, essendo in tal caso configurabile, comunque, l’essenziale schema giuridico di essa (e cioè, la formazione di un atto recettizio con cui il destinatario è avvisato della data e del luogo della riunione), onde la deliberazione assunta, da un lato, è solo annullabile (cfr. Cass. Civ. Sez. 1, n. 9364 del 2003 cit.) e, dall’altro, tale annullabilità può essere fatta valere, come vizio autonomo, esclusivamente da chi ne abbia interesse e, cioè, da ciascun componente dell’Organo che non abbia partecipato alla riunione o, pur avendovi partecipato, ne abbia fatto rilevare l’illegittimità; mentre, laddove tutti si siano presentati, in assenza di contestazioni, prevale la formazione sostanziale della volontà collegiale rispetto al vizio formale.

     5. Gli appellanti assumono, peraltro, l’illegittimità della delibera del Consiglio di Amministrazione in data 10.12.2004, anche per aver partecipato ad essa un numero di componenti (cinque) non rappresentativo della base associativa, in quanto solo due erano di provenienza elettiva, laddove l’art. 6 dello Statuto SIAE contempla la maggioranza, in seno all’organo, dei rappresentati degli autori ed editori.

     5.1. L’assunto è infondato.

     5.2. La norma statutaria richiamata si limita a disciplinare la composizione strutturale del Consiglio di Amministrazione, ma tale composizione non costituisce elemento anche del quorum funzionale, per il quale è prescritta solo la presenza di almeno cinque componenti, quale che sia la loro provenienza.

     5.3. Del resto, la tesi svolta dagli appellanti condurrebbe all’assurda conseguenza che, nell’ipotesi in cui, durante la vita dell’organo, vengano meno due consiglieri di nomina elettiva, sarebbe impossibile procedere alla loro sostituzione (pure prevista), non essendo il Consiglio, nella composizione rimasta, legittimato a riunirsi validamente e, quindi, anche a convocare l’assemblea per la scelta dei sostituti.

     6. Un altro gruppo di censure si appunta contro la deliberazione assembleare del 21 dicembre 2004, relativa alla nomina dei tre consiglieri di amministrazione e del Presidente (la cui investitura era stata annullata dalla decisione del Consiglio di Stato n. 7857/04), che viene imputata di illegittimità, innanzi tutto, per avervi preso parte il sig. Franco Micalizzi, inibito a presenziare, in quanto in situazione di incompatibilità, ai sensi dell’art. 6 dello Statuto, per essere stato designato in seno al Consiglio di amministrazione (punti 4 e 8 dell’appello).

     6.1. Anche tale profilo di doglianza va disatteso.

     6.2. La norma statutaria prevede che un soggetto non può rivestire contemporaneamente la carica di componente dell’assemblea dei soci e di consigliere di amministrazione.

     Orbene, nella specie, il Micalizzi, allorché ha partecipato all’assemblea dei soci del 21 dicembre 2004, si era già, pacificamente, dimesso da consigliere di amministrazione, onde non versava nella situazione presa in considerazione dalla norma.

     6.3. In realtà, il vizio cui fanno riferimento gli appellanti non è, propriamente, la violazione della norma sull’incompatibilità, ma la partecipazione all’assemblea di un soggetto non più titolare della rappresentatività dei soci, assumendo essi che l’investitura a consigliere di amministrazione abbia fatto venir meno, ipso iure, quella di componente dell’assemblea e che tale investitura non sia più suscettibile di essere ripristinata.

     6.4. La tesi, però, non può essere condivisa.

     6.5. La norma statutaria non commina la decadenza automatica dell’investitura di membro dell’assemblea, per effetto della nomina a consigliere di amministrazione, ma, vietando il cumulo delle funzioni, impone che il nominato, ove intenda accettare l’investitura, presenti le sue dimissioni all’assemblea ovvero, in mancanza, che questa, nella prima riunione utile, preso atto dell’incarico, ne pronunci la decadenza.

     Ciò, del resto, è correlato alla natura elettiva della carica di rappresentante dei soci in seno all’assemblea, per rimuovere la quale occorre, quindi, un formale atto deliberativo della stessa assemblea, sia pure di mera presa d’atto, ferma restando, ovviamente, in caso contrario, l’invalidità di deliberazioni che siano state eventualmente assunte con il concorso del componente in situazione di incompatibilità.

     Ora, nel caso di specie, alla data (di prima riunione) nella quale l’assemblea avrebbe dovuto sancire la decadenza del Micalizzi da componente della stessa, quest’ultimo aveva, invece, rassegnato le dimissioni da consigliere di amministrazione, onde, essendo cessata la causa di incompatibilità, non v’era più materia per pronunciare la decadenza medesima, avendo mantenuto pienezza il mandato elettorale, mai formalmente venuto meno.

     7. Con un ulteriore motivo di appello (rubricato anch’esso sotto il n. 4), si denuncia, ancora, l’illegittimità della citata deliberazione assembleare del 21 dicembre 2004, per mancanza del quorum strutturale e funzionale, previsto dagli artt. 4 e 5 dello Statuto della SIAE..

     Ciò in quanto avrebbero partecipato alla riunione solo nove editori, non essendo gli altri diciannove editori, menzionati dal verbale, presenti nelle persone dei rispettivi legali rappresentati.

     7.1. La censura è inammissibile.

     7.2. In disparte il rilievo che essa (cfr. pag. 16) opera un confuso rinvio, per una sua asserita “miglior comprensione”, “a quanto illustrato nel primo motivo”, che tratta, invece, dell’affatto diverso problema della legittimazione del CODACONS, onde appare affetta da grave perplessità, la stessa affronta una questione (mancanza del quorum strutturale e funzionale dell’assemblea relativamente alla rappresentanza degli editori), che non risulta presa in considerazione dalla sentenza impugnata, bensì dalla parallela sentenza (oggetto di diverso appello trattato alla stessa udienza del presente gravame) n. 1101/06 del medesimo T.A.R. del Lazio, come, del resto, espressamente ammesso dagli odierni appellanti (cfr. il punto 9 del gravame).

     8. Ugualmente inammissibile si rivela la doglianza dedotta contro la designazione e la successiva nomina del Sig. Cecchini quale componente del Consiglio di Amministrazione (cfr. punti 4 e 10 del gravame).

     Ed invero, tale doglianza muove dall’inesistente presupposto che il primo giudice abbia rigettato nel merito le censure mosse, al riguardo, in primo grado, laddove la sentenza impugnata si è limitata a dichiarare dette censure inammissibili per difetto di legittimazione attiva degli unici istanti che le avevano dedotte (CODACONS e Associazione Utenti dell’Informazione), onde la loro riproposizione in questa sede da parte dei soggetti individuali si risolve, per essi, nella non consentita introduzione di tale motivo per la prima volta in appello.

     9. Del pari inammissibile è il motivo di appello, secondo il quale alla nomina dei Consiglieri di Amministrazione SIAE si sarebbe dovuto provvedere con decreto a firma congiunta del Ministro per i beni e le attività culturali e del Presidente del Consiglio dei Ministri, in quanto gli appellanti, nel reiterare tale asserzione, non si fanno carico di confutare le argomentazioni con le quali il primo giudice le ha motivatamente disattese.

     10. Con l’ultimo mezzo di gravame, gli appellanti ripropongono, infine, una serie di argomentazioni non esaminate dal primo giudice, in quanto dedotte con motivi aggiunti non tempestivamente depositati entro l’udienza di discussione della causa innanzi al T.A.R..

     11. Ora, premesso che tali argomentazioni, in quanto semplicemente giustapposte ai precedenti motivi di appello, senza neppure l’indicazione dell’atto cui specificamente si riferiscono, si rivelano del tutto oscure e, quindi, per tale solo profilo, non meritevoli di ingresso (solo attraverso una paziente ricostruzione degli atti sembrerebbero rivolte contro la nomina a Presidente della SIAE dell’Avv. Assumma), va osservato, per completezza, che la proposizione, per la prima volta, in appello di motivi aggiunti può essere ammessa, se sia dimostrata, da un lato, l’impossibilità della loro presentazione in primo grado (per avere il T.A.R. illegittimamente rifiutato il differimento dell’udienza in pendenza del termine per la notificazione dei motivi stessi o per essere questi determinati dalla conoscenza di atti sopravvenuta all’udienza de qua); dall’altro, che gli stessi sono rivolti o contro lo stesso provvedimento oggetto del ricorso introduttivo o contro un provvedimento a tale oggetto connesso.

     Ora, nella fattispecie, l’appellante, per un verso, si è limitato a lamentare l’illegittimità del mancato rinvio della trattazione della causa, allegando solo di aver esibito al Tribunale copia dell’atto in corso di notifica (senza comprovare che siano stati illegittimamente compressi i termini di difesa in relazione al momento di conoscenza dell’atto impugnato con i motivi di cui trattasi); per altro verso, ha diretto questi ultimi contro un provvedimento (a quel che è dato evincere) non connesso a quelli impugnati con il ricorso originario, ma accomunato a questi ultimi dal solo insufficiente legame derivante dall’essere riferito alla nomina del Presidente della SIAE, senza altri collegamenti apparenti o, comunque, asseriti con le altre deliberazioni precedentemente gravate.

     Per tutte le considerazioni esposte, essendo i motivi portati all’attenzione del Collegio in parte infondati e in parte inammissibili, l’appello deve essere respinto, con conseguente improcedibilità, per carenza di interesse, degli appelli incidentali della S.I.A.E. e del dott. Cecchini.

     Le spese del grado di giudizio possono essere compensate fra tutte le parti costituite. 

P.Q.M.

     Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione VI), definitivamente pronunciando, come specificato in motivazione, respinge l’appello principale e dichiara improcedibili gli appelli incidentali.

     Spese compensate.

     Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

     Così deciso in Roma, addì 1 dicembre 2006, dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione VI) in Camera di Consiglio, con l’intervento dei Signori:

Mario Egidio SCHINAIA   Presidente

Sabino LUCE    Consigliere

Carmine VOLPE   Consigliere

Gianpiero Paolo CIRILLO  Consigliere

Giuseppe MINICONE  Consigliere Est. 

Presidente

f.to Mario Egidio Schinaia

Consigliere       Segretario

f.to Giuseppe Minicone    f.to Giovanni Ceci 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA 

il..................01/02/2007...................

(Art. 55, L.27/4/1982, n.186)

Il Direttore della Sezione

f.to Maria Rita Oliva 
 
 
 
 
 
 

CONSIGLIO DI STATO

In Sede Giurisdizionale (Sezione Sesta) 

Addì...................................copia conforme alla presente è stata trasmessa  

al Ministero.............................................................................................. 

a norma dell'art. 87 del Regolamento di Procedura 17 agosto 1907 n.642 

                                    Il Direttore della Segreteria

 

N.R.G. 8007/2006


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