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Documento n. 1 di 1

BELLEZZE NATURALI (Tutela delle) Poteri dell'amministrazione

Consiglio di stato , sez. VI, 04 aprile 2008, n. 1411


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha
pronunciato la seguente
DECISIONE
sul ricorso in appello n. 4070/2002, proposto dalla Provincia di
Cosenza, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e
difesa dall'avv. Antonella Gentile ed elettivamente domiciliata
presso lo studio di quest'ultima in Roma, via Magliano Sabina n. 24;
contro
i sigg.ri P., G., R., G., P. e S. B., non costituitisi in giudizio;
per la riforma
della sentenza del TAR della Calabria, sede di Catanzaro, Sezione I,
24 gennaio 2002, n. 90;
visto il ricorso in appello con i relativi allegati;
visti gli atti tutti della causa;
relatore, alla pubblica udienza dell'11 gennaio 2007, il Consigliere
Paolo Buonvino;
nessuno è comparso per le parti;
Ritenuto e considerato in fatto ed in diritto quanto segue:


Fatto-Diritto

1) - Con la sentenza impugnata il TAR ha accolto il ricorso proposto dagli odierni appellati per l'annullamento del provvedimento del dirigente del Settore del Piano dell'Amministrazione provinciale di Cosenza n. 909 del 5 giugno 2000 con il quale è stato negato il nulla osta ambientale ex art. 7 l. n. 1497/1939, l. n. 431/1985 e l.r. n. 3/95 per la realizzazione di un Piano di lottizzazione in San Nicola Arcella, località San Giorgio.
Premette, il TAR, che il ricorrente, sig. P. B., anche nell'interesse degli altri ricorrenti, aveva richiesto all'Amministrazione provinciale di Cosenza il rilascio del nulla osta ai fini paesaggistici ambientali per il piano di lottizzazione "Eredi B." da realizzarsi alla località San Giorgio del Comune di San Nicola Arcella. Relativamente al ricordato piano di lottizzazione è intervenuto, in data 30 luglio 1999, parere favorevole del settore tecnico decentrato dell'Assessorato regionale al Lavori Pubblici e, in data 18 novembre 1999, parere favorevole della CEC di San Nicola Arcella; quindi, con nota del 7 dicembre 1999 l'Amministrazione provinciale di Cosenza richiedeva agli interessati documentazione integrativa e, con successiva nota del 15 febbraio 2000, erano pure richieste marche da bollo e due copie della documentazione fotografica.
Seguiva, peraltro - ricordano, ancora, i primi giudici - l'avversato provvedimento di diniego di rilascio del nulla osta paesaggistico avverso il quale veniva proposto il ricorso di primo grado.
Il TAR ha accolto il ricorso avendo ritenuto che l'impugnato diniego di nulla osta non fosse assistito da sufficiente istruttoria e idonea motivazione.
Per la Provincia appellante la sentenza sarebbe erronea e dovrebbe essere riformata in quanto la motivazione contenuta nel provvedimento impugnato - adottato sulla base di idonei elementi istruttori - sarebbe, al contrario, pienamente in grado di sorreggerlo.
In particolare, l'appellante, dopo aver riassunto i contenuti del vincolo specifico operante sulla zona (introdotto con decreto ministeriale del 15 novembre 1969), evidenzia, in primo luogo, che la descritta situazione porrebbe in chiaro l'infondatezza del rilievo del TAR - neppure oggetto di censura da parte degli originari ricorrenti - secondo cui il diniego sarebbe contraddittorio in quanto vi si afferma che l'intervento cade in ambito costiero, mentre in realtà si posiziona a circa mt. 1300 dalla costa; il vincolo paesaggistico anzidetto, infatti, interessa una profondità che va ben oltre il tratto del lido, estendendosi fino alla parte collinare.
Quanto al ritenuto difetto di istruttoria, osserva l'appellante che la richiesta di nulla osta sarebbe stata assistita da valida documentazione in grado, essa stessa, di suffragare le conclusioni negative cui è pervenuta l'amministrazione.
Il diniego impugnato, inoltre, porrebbe chiaramente in rilievo che per effetto degli interventi costruttivi - a parte che non verrebbe affatto perseguita la finalità degli indirizzi generali della P.A. di favorire, nelle zone in cui è già presente qualche edificazione, la ricostruzione di elementi di naturalità - l'insieme dei manufatti da realizzare importerebbe, per un verso, una massiccia urbanizzazione e, inoltre, una modifica considerevole della morfologia dei luoghi, il tutto con turbativa e alterazione dell'aspetto dell'area (e pregiudizio del vincolo), in ragione delle caratteristiche dell'intervento, destinato alla realizzazione di manufatti per mc. 6867 e alla realizzazione delle connesse opere di urbanizzazione primaria e secondaria.
Inoltre, essendo la zona in pendio, la realizzazione dei manufatti (pur caratterizzati da costruzioni di un piano seminterrato e di uno fuori terra) comporterebbe sbancamenti collinari e realizzazione di muri di contenimento - oltre alla realizzazione di nuove strade - in grado di pregiudicare gravemente il gradevole aspetto dei luoghi, nonché la locale vegetazione naturale, non priva di pregio.
Non si sono costituiti in giudizio gli appellati.
2) - L'appello è infondato.
Va rilevato, in primo luogo, che il provvedimento impugnato muove dalla premessa per cui la località interessata dall'intervento in questione ricade in area sottoposta a vincolo paesaggistico; quindi, vi si rileva che l'area interessata è caratterizzata da "vegetazione di discreto valore paesaggistico ed ambientale......" e che l'intervento prospettato, ove realizzato, "comporterebbe l'alterazione dell'attuale morfologia...e costituirebbe quindi turbativa dei luoghi di particolare pregio ambientale"; viene, poi, osservato, nel provvedimento in esame, che "l'ambito costiero in cui è inserito l'intervento, per gli elementi naturalistici di pregio presenti, rappresenta un insieme di fattori e relazioni ambientali che caratterizzano in modo esclusivo un assetto paesaggistico fra i più pregiati della Regione Calabria".
Ed invero - come rilevato dal TAR - il provvedimento così motivato, nel negare il nulla osta ambientale, si limita essenzialmente all'enunciazione di un ritenuto impatto negativo prodotto sull'ambiente dal considerato piano di lottizzazione; l'amministrazione non ha indicato, in particolare, quali fossero le specifiche ragioni che impedivano - nella sua discrezionale valutazione - l'armonizzazione del piano proposto con il contesto ambientale, peraltro edificabile e, in parte, sia pure modesta, già edificato e comunque dotato di stabili opere di urbanizzazione; e non permetteva, in tal modo, agli interessati, di apportare al progetto eventuali modifiche e correzioni occorrenti per l'armonizzazione del piano con l'ambiente medesimo, trasformando, di fatto, la limitazione ambientale in un vincolo assoluto d'inedificabilità della zona.
Né può ritenersi che l'insufficienza della motivazione del provvedimento impugnato possa considerarsi sanata per effetto del riferimento, nello stesso, alla prevedibile elevazione del carico urbanistico ed agli eccessivi movimenti di terra e conseguenti opere di contenimento che avrebbero alterato l'aspetto e la vocazione originaria dell'area; anche in tale prospettiva gravava, infatti, sull'amministrazione l'obbligo di indicare il limite e la portata dell'eventuale ridimensionamento del piano per ritenerlo conforme alle esigenze ambientali.
Né va omesso di considerare, poi, che grava sull'amministrazione - con riferimento al principio del buon andamento della sua azione di cui all'art. 97 della Costituzione - l'obbligo, disatteso nel caso in esame, di leale cooperazione con gli interessati al fine di renderne più agevole l'operato.
Si noti anche che il richiamo agli indirizzi del PTCP approvato dalla Provincia (volti a favorire l'impegno a perseguire la conservazione della conformazione naturale dei territori meno coinvolti dai processi insediativi antropici), in considerazione della natura - di mero indirizzo, appunto - della previsione stessa, non può costituire elemento inibitorio dell'edificazione, bensì previsione atta a consentire all'amministrazione una specifica e attenta valutazione dei progetti sottopostile ai fini di un più attento riscontro in merito alla compatibilità dell'intervento con la finalità di tutela paesaggistica; con la correlata esigenza, peraltro, di precisare quali aspetti del preventivato intervento, per la loro oggettiva portata dimensionale e visiva, debbano essere ridisegnati e corretti.
E così, nella specie, vertendosi in ordine ad un intervento edilizio da realizzarsi nel rispetto degli indici edilizi di zona e connotato da modalità costruttive non particolarmente invadenti, la Provincia avrebbe dovuto, comunque, verificare se l'intervento stesso, ove debitamente modificato, non avrebbe potuto essere assentibile, con opportuni accorgimenti, anche in ordine alla salvaguardia della locale vegetazione, peraltro definita solo di "discreto valore paesaggistico e ambientale".
Correttamente, infine, i primi giudici hanno messo in luce (nell'esaminare una notazione critica che, contrariamente all'assunto dell'appellante, è rinvenibile nell'originario ricorso) che la tutela della fascia costiera non appariva correttamente invocata, in considerazione del fatto che l'area oggetto dell'intervento, ancorché soggetta a vincolo, dista, effettivamente, dalla fascia costiera più di un chilometro; circostanza, questa, che avrebbe dovuto essere presa in concreta considerazione, altro essendo un intervento collocantesi in prossimità della battigia, altro uno che ne dista in misura non trascurabile.
3) - Per tali motivi l'appello in epigrafe appare infondato e, per l'effetto, deve essere respinto.
Nulla per le spese del grado, non essendosi costituiti in giudizio gli appellati.

P.Q.M

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione sesta, respinge l'appello in epigrafe.
Nulla per le spese.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma l'11 gennaio 2008 con l'intervento dei Signori:
CLAUDIO VARRONE - Presidente
CARMINE VOLPE - Consigliere
PAOLO BUONVINO - Consigliere est.
ALDO SCOLA - Consigliere
BRUNO ROSARIO POLITO - Consigliere
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 04 APR. 2008.