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PRATICA : ____________


Documento n. 1 di 1

ANTICHITA' E BELLE ARTI Alienazione e trasmissione delle cose d'interesse artistico

BELLEZZE NATURALI (Tutela delle) Vincoli in genere

Consiglio di stato , sez. VI, 12 novembre 2008, n. 5643


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha
pronunciato la seguente
DECISIONE
sul ricorso in appello n. 3218/2003, proposto dal Ministero per i
beni e le attività culturali, in persona del Ministro in carica,
rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura generale dello
Stato, con domicilio in via dei Portoghesi n. 12, Roma;
contro
- S.c.a r.l. La Edificatrice, in persona del legale rappresentante
pro tempore, non costituita in giudizio;
nei confronti
- Soc. Coop. S'Imbenia s.r.l, in persona del legale rappresentante
pro tempore, non costituita in giudizio;
per l'annullamento
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Sardegna,
n. 23 del 14 gennaio 2003.
Visto il ricorso in appello con i relativi allegati;
Visti gli atti tutti della causa;
Relatore all'udienza dell'8 luglio 2008 il Consigliere Francesco
Bellomo e uditi per le parti l'avv. dello Stato Giannuzzi;
Ritenuto quanto segue:


Fatto

1. Con ricorso proposto dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale della Sardegna S.c.a r.l. La Edificatrice domandava l'annullamento del provvedimento del Direttore Generale per i beni archeologici del Ministero per i beni e le attività culturali del 29 agosto 2001, col quale si è esercitato il diritto di prelazione ex art. 59 del D.Lgvo 29 ottobre 1999 n. 490, nonché di qualsiasi altro atto ad esso presupposto, conseguente o connesso.
A fondamento del ricorso deduceva plurime censure di violazione di legge ed eccesso di potere.
Si costituiva in giudizio per resistere al ricorso il Ministero per i beni e le attività culturali.
Con sentenza n. 23 del 14 gennaio 2003 il TAR accoglieva il ricorso.
2. La sentenza è stata appellata dal Ministero per i beni e le attività culturali, che contrasta le argomentazioni del giudice di primo grado.
La causa è passata in decisione alla pubblica udienza dell'8 luglio 2008.

Diritto

1. Con atto di compravendita del 22 giugno 2001 S.c.a r.l. La Edificatrice ha venduto alla società cooperativa S'Imbenia il complesso immobiliare sito nel territorio del comune di Alghero, regione "Porto Conte", località "S'Imbenia". Essendo parte degli immobili venduti gravati da vincolo archeologico, l'alienante curava la notifica della denuncia dell'avvenuta compravendita all'amministrazione intimata.
Col provvedimento impugnato in primo grado il Direttore Generale per i beni archeologici del Ministero per i beni e le attività culturali ha esercitato il diritto di prelazione ex art. 59 del decreto legislativo n. 490/ 1999, determinando di acquisire le aree vincolate al demanio dello Stato e determinando il prezzo d'acquisto in proporzione al prezzo complessivo dichiarato in atto.
Il TAR ha accolto il ricorso di primo grado di S.c.a r.l. La Edificatrice, ritenendo fondate le censure di violazione e falsa applicazione dell'articolo 7 della legge 7 agosto 1990 n. 241, essendo mancata la comunicazione di avvio del procedimento di esercizio del diritto di prelazione.
Appella il Ministero deducendo che la controversia spetta alla giurisdizione ordinaria e, comunque, non si applica l'art. 7 legge 241/90, non trattandosi di un procedimento amministrativo. In subordine la norma non si applica trattandosi di procedimento ad istanza di parte.
2. L'appello da respingere.
Il procedimento di cui agli artt. 59 e 60 del d.lgs. 490/99 - in disparte l'assimilazione operata dal TAR al procedimento espropriativo - va qualificato come procedimento amministrativo nel più classico dei suoi significati ("forma della funzione amministrativa"), riguardando l'esercizio di un potere di natura pubblicistica, preordinato all'acquisizione di beni vincolati per il perseguimento di finalità di interesse generale.
La circostanza che la facoltà di prelazione possa - secondo parte della dottrina - qualificarsi come oggetto di un diritto potestativo in senso civilistico non neutralizza la natura dell'azione amministrativa, che si configura secondo il noto schema norma-potere-effetto, retto dal principio di legalità, essendo detto asserito diritto il postulato di una posizione di supremazia speciale, e non già di una relazione autoritativa di stampo privatistico.
In tal senso, d'altronde, è la consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato, anche recente (VI Sez. decisione n. 713 del 27 febbraio 2008), ad avviso della quale il diritto di prelazione dell'amministrazione su beni di rilievo storico o artistico opera in una dimensione prettamente pubblicistica - in quanto tale soggetta alla giurisdizione del giudice amministrativo - poiché l'acquisizione dei beni in questione non avviene attraverso un mero rapporto negoziale, ma in forma procedimentalizzata: non, quindi, in via di esercizio di un diritto soggettivo entro termini decadenziali, ma come espressione di potestà amministrativa, che si può definire di natura ablatoria.
Ne consegue la reiezione dei motivi di appello calibrati sulla qualificazione civilistica della fattispecie.
Quanto alla censura secondo cui la comunicazione di avvio del procedimento non fosse dovuta trattandosi di procedimento istanza di parte il Collegio si limita a rilevare che il procedimento non è ad istanza di parte, atteso che nella fattispecie la parte vanta un interesse oppositivo, e non pretensivo.
3. L'appello è respinto. Nulla per spese, non essendovi stata costituzione in giudizio delle altre parti.

P.Q.M

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, respinge l'appello.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma, palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, nella camera di consiglio dell'8 luglio 2008, con l'intervento dei sigg.ri:
Giuseppe Barbagallo Presidente
Domenico Cafini Consigliere
Roberto Garofoli Consigliere
Bruno Rosario Polito Consigliere
Francesco Bellomo Consigliere Est.
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 12 NOV. 2008.