REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

N.5438/2005

Reg.Dec.

N.  10348 Reg.Ric.

ANNO   2000

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente

DECISIONE

sul ricorso in appello proposto dal Ministero dell’ Interno, e dal Prefetto di Caserta rappresentati e difesi dall’ Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio per legge presso la sede della stessa in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

contro

De Simone Angelo, non costituitosi in giudizio;

per l'annullamento

della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Napoli, Sez. III^, n. 2853 del 04.11.1999;

     Visto il ricorso con i relativi allegati;

     Visti gli atti tutti della causa;

     Nominato relatore per la pubblica udienza del 5 luglio 2005 il Consigliere Polito Bruno Rosario;

     Udito l’ Avvocato dello Stato Coaccioli per il Ministero appellante;

     Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:

FATTO

     Con decreto del 01.12.1994 il Prefetto della Provincia di Caserta, avvalendosi di quanto previsto dall’art. 39 del t.u. 18.06.1931, n. 773, ed a prevenzione di possibili abusi, disponeva il divieto nei confronti del sig. DE SIMONE Angelo di detenere armi, munizioni e materie esplodenti.

     A motivazione della misura interdittiva era fatto richiamo al rapporto di parentela (fratello) con il “noto pluripregiudicato DE SIMONE Dario, capo zona del clan dei casalesi nel Comune di Trentola Ducenta, attualmente irreperibile in quanto evaso dagli arresti domiciliari”.

     Avverso detto decreto il sig. DE SIMONE Angelo proponeva ricorso avanti al T.A.R. per la Campania deducendo motivi di violazione dell’art. 39 del t.u. n. 773/1939 e di eccesso di potere per insufficienza della motivazione ed illogicità ed apoditticità della ragioni poste a sostegno della misura di divieto.

     Con la sentenza di estremi indicati in epigrafe il T.A.R. per la Campania, sede di Napoli, Sez. III^, accoglieva il ricorso.

     Contro detta decisione il Ministero dell’ Interno ha proposto atto di appello contestando l’ordine argomentativo del giudice di primo grado e concludendo per l’annullamento della stessa.

     Il sig. DE SIMONE non si è costituito in giudizio.

     All’udienza del 5 luglio 2005 il ricorso è stato trattenuto per la decisione.

DIRITTO

     1). L’appello è infondato.

     2). Come accennato nell’ esposizione del fatto Il Prefetto di Caserta collega la misura di divieto di detenere armi, assunta nei confronti del sig. DE SIMONE Angelo, avvalendosi dell’art. 39 del t.u. 18.06.1931, n. 773, al solo rapporto di parentela del destinarlo del provvedimento con il pregiudicato DE SIMONE Dario, in situazione di irreperibilità perché evaso dagli arresti domiciliari.

     Il menzionato art. 39 consente l’adozione della misura interdittiva della detenzione di armi nei confronti di “persone ritenute capaci di abusarne”. Si versa a fronte di provvedimento che segue a  valutazione discrezionale del Prefetto in funzione di sicurezza e di prevenzione della pubblica incolumità e che può essere adottato nei confronti di soggetti che per qualità soggettive, stile di vita ed ogni altra circostanza di fatto ritenuta rilevante possano incorrere nell’abuso che la norma intende prevenire. Dei presupposti giustificativi della misura limitativa della sfera del destinatario deve in ogni caso essere data adeguata esternazione nel provvedimento adottato.

     Nella specie, come in precedenza accennato, il provvedimento gravato assume a riferimento il solo rapporto di parentela del DE SIMONE con il fratello pregiudicato, senza che in ciò concorra – a giustificazione del divieto – l’accertamento di una situazione di convivenza, di assidua frequentazione dei germani anteriormente allo stato di irreperibilità, ovvero una negativa considerazione sociale della persona dell’ appellato per precedenti di vita, frequentazione di ambienti malavitosi, cui possa collegarsi il possibile abuso di utilizzo delle armi cui si è inteso porre rimedio.

     E’ del resto pacifico – e su ciò si è pronunziata al stessa Corte Costituzionale in tema di accertamento del requisito della buona condotta per l’accesso ad pubblici uffici  (cfr. n. 108 del 31.03.1994) – che il contegno di un familiare non ispirato a principi di buona convivenza civile e sociale non può rifluire su un soggetto diverso in base al solo rapporto di parentela, con preclusione per quest’ultimo di poter aspirare all’assunzione di un determinato “status” o al rilascio di titoli abilitativi sottoposti al preventivo controllo della Pubblica Amministrazione.

     Diversamente, pertanto, da quanto argomentato dall’Amministrazione appellante la potestà di prevenzione che all’art. 39 del t.u. n. 773/1931 assegna all’Autorità di P.S. non può essere esercitata in base a sole presunzioni astratte o a meri elementi indiziari, ma richiede - ai fini del giudizio prognostico del possibile abuso – un’ attenta e motivata considerazione delle qualità soggettive del detentore dei mezzi di possibile offesa, ovvero delle condizioni, stile di vita ed ambienti di frequentazione, cui possa collegarsi l’evento dannoso che si vuole prevenire, momento valutativo che non si rinviene nella fattispecie che ha introdotto i presente contenzioso con conseguente effetto viziante dell’atto gravato nei dedotti profili di eccesso di potere per difetto di motivazione ed insussistenza dei presupposti per l’applicazione del divieto riscontrati dal giudice di primo grado.

     L’appello va, quindi, respinto.

     Nessuna determinazione è adottata in ordine alle spese del giudizio non essendosi costituita la parte intimata.

P.Q.M.

     Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, respinge il ricorso in epigrafe.

     Nulla per le spese.

     Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

     Così deciso in Roma dal Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale - Sez. VI - nella Camera di Consiglio del 5 luglio 2005, con l'intervento dei Signori:

Schinaia Mario Egidio  Presidente

Carmine Volpe   Consigliere

Giuseppe Minicone   Consigliere

Domenico Cafini   Consigliere

Bruno Rosario Polito   Consigliere relatore ed estensore. 

Presidente

MARIO EGIDIO SCHINAIA

Consigliere       Segretario

BRUNO ROSARIO POLITO    ANNAMARIA RICCI 
 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA 

il...6/10/2005

(Art. 55, L.27/4/1982, n.186)

Per Il Direttore della Sezione

GIOVANNI CECI 
 

CONSIGLIO DI STATO

In Sede Giurisdizionale (Sezione Sesta) 

Addì...................................copia conforme alla presente è stata trasmessa  

al Ministero.............................................................................................. 

a norma dell'art. 87 del Regolamento di Procedura 17 agosto 1907 n.642 

                                    Il Direttore della Segreteria

 

N.R.G. 10348/2001


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