REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale

- Sezione Quinta -

Dec. n.: 6530/03

Reg. Ric.n.: 420

Anno: 2003

 

     ha pronunciato la seguente

DECISIONE

     sul ricorso in appello n .420/03 proposto da Vecchio Franco, rappresentato e difeso dall’Avv. Luigi Morrone, ed elettivamente domiciliato in Roma, presso lo studio Romano - Panunzio, Corso Vittorio Emanuele, 282;

CONTRO

     Il Comune di Verzino, non costituito;

E NEI CONFRONTI DI

     Filosa Sante, non costituito;

per la riforma

     della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria, Sezione I, n. 3024/02 del 26 novembre 2002;

     Visto il ricorso con i relativi allegati;

     Visto l'atto di costituzione in giudizio della parte appellata;

     Esaminate le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

     Visti tutti gli atti di causa;

     Relatore alla pubblica udienza del 13 maggio 2003, il Consigliere Marco Lipari;

     Uditi altresì gli avv.ti Morrone e F. Tota per delega dell’av. Campise;

     Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:

FATTO

  1. La sentenza appellata, pronunciata in forma abbreviata, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dall’attuale appellante contro il provvedimento del 19 giugno 2002, con cui il comune di Verzino aveva aggiudicato all’impresa Filosa Sante l’appalto per la realizzazione di un centro mercantile polivalente.
  2. L’appellante contesta la decisione di primo grado e ripropone le censure disattese dal tribunale.
  3. Il comune resiste al gravame, mentre l’impresa controinteressata, pur ritualmente intimata, non si è costituita in giudizio.

DIRITTO

  1. Con il ricorso di primo grado, l’impresa Vecchio ha impugnato l’aggiudicazione all’impresa Filosa Sante dell’appalto per la realizzazione di un centro mercantile polivalente, deducendo l’illegittimità della esclusione dell’impresa Cecim s.a.s., e sostenendo che la partecipazione di questa impresa avrebbe determinato un nuovo calcolo della soglia di anomalia delle offerte e la conseguente aggiudicazione dell’appalto alla ricorrente.
  2. La decisione impugnata ha dichiarato inammissibile il ricorso con la seguente motivazione:

considerato in particolare che il ricorso si rivolge, peraltro in violazione del termine decadenziale di 60 giorni di cui all’articolo 21 della legge TAR avverso l’esclusione (dalla gara d’appalto di che trattasi) non già della parte ricorrente sebbene di un soggetto terzo (impresa CECIM sas), la quale ha peraltro prestato acquiescenza al ridetto provvedimento di esclusione; considerato che anche nel processo amministrativo vale la regola processuale secondo cui (art. 81 cpc) nessuno può far valere in giudizio posizioni giuridiche soggettive di cui altri è titolate, e ciò anche nelle ipotesi in cui possa da ciò derivare, come nella specie, un vantaggio di mero fatto per la parte ricorrente (riveniente dalla diversa rimodulazione della media delle offerte).”

  1. La tesi del tribunale non è condivisibile.
  2. La ricorrente, contestando l’esclusione di una delle imprese partecipanti, non fa valere un mero interesse di fatto, né si sostituisce processualmente ad altro soggetto, ma tutela il proprio interesse giuridico alla legittimità delle operazioni di gara ed al conseguimento dell’appalto.
  3. Si intende, peraltro, che, a questo scopo, è sufficiente dimostrare che l’accoglimento del ricorso è potenzialmente idoneo ad incidere favorevolmente sulla media delle offerte, al fine di determinare l’esclusione automatica delle offerte anomale.
  4. Il richiamo all’istituto dell’acquiescenza è privo di rilievo, posto che, in ogni caso, l’acquiescenza ha un’efficacia soggettivamente limitata alle sole parti che la provocano.
  5. Pertanto, non assume peso, nella presente vicenda, la circostanza che l’impresa CECIM abbia espressamente dichiarato di non avere alcun interesse a contestare la propria esclusione.
  6. Per le stesse ragioni, è errato il riferimento alla asserita tardività del ricorso. Infatti, il provvedimento di esclusione è immediatamente lesivo solo nei riguardi dell’impresa destinataria, mentre per gli altri soggetti, l’interesse al ricorso sorge solo quando l’esclusione si riflette, definitivamente, sull’atto conclusivo del procedimento, costituito dall’aggiudicazione.
  7. Il ricorso di primo grado, sebbene ammissibile, è però infondato nel merito.
  8. Infatti, l’offerta della CECIM è stata esclusa per due ragioni:
  1. La documentazione a corredo dell’offerta, invece di essere contenuta in una busta autonoma (denominata busta “B”), era contenuta direttamente nel plico principale insieme con la busta “A” contenente l’offerta;
  1. L’attestato di sopralluogo per la verifica dei luoghi di esecuzione dei lavori recava una data successiva a quella della dichiarazione del legale rappresentante dell’impresa attestante di aver verificato i luoghi.
  1. Con riguardo al primo aspetto, il seggio di gara ha accertato la sussistenza di una violazione del disciplinare di gara (punto 2), applicando la regola della lex specialis, secondo cui “saranno esclusi dalla gara tutti quei concorrenti per i quali manchi o risulti incompleta o irregolare la documentazione richiesta.”
  1. Si tratta, del resto, di una prescrizione che non ha rilievo meramente formale, ma che incide sulla regolarità delle operazioni di gara e sulla necessità di tenere distinta l’offerta dagli altri documenti.
  2. La riscontrata carenza dell’offerta è sufficiente per dimostrare la legittimità dell’esclusione della CECIM. Diventa così irrilevante valutare il secondo profilo indicato dall’amministrazione per giustificare l’esclusione dell’impresa. Al riguardo, tuttavia, si osserva che non pare sussistere la riscontrata discrasia tra la data in cui l’impresa dichiara di avere effettuato il sopralluogo (26 febbraio 2002) e la data dell’attestazione dell’Ufficio tecnico (27 febbraio 2002), la quale non indica il momento (presumibilmente antecedente) in cui il sopralluogo è stato effettuato.
  3. In definitiva, quindi, il ricorso di primo grado va dichiarato ammissibile ma respinto nel merito.
  4. Le spese possono essere compensate.

     Per Questi Motivi

     Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, accoglie l'appello e, pronunciando sul merito dell’originario ricorso lo respinge;

     dichiara le spese di lite interamente compensate tra le parti in giudizio;

     ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

     Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 13 maggio 2003, con l'intervento dei signori:

     Emidio Frascione    - Presidente

     Giuseppe Farina    - Consigliere

     Paolo Buonvino    - Consigliere

     Marco Lipari    - Consigliere Estensore

     Marzio Branca    - Consigliere

L'ESTENSORE    IL PRESIDENTE

F.to Marco Lipari    F.to Emidio Frascione

IL SEGRETARIO

F.to Antonietta Fancello 
 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 21 ottobre 2003

(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186) 

IL  DIRIGENTE

F.to Antonio Natale 
 
 
 

 

Ric. 420/03