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SANITÀ PUBBLICA Servizio sanitario nazionale

Consiglio di stato , Sez. V, 17 luglio 2004, n. 5130


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Quinta Sezione,
ha pronunciato la seguente
DECISIONE
sul ricorso in appello n. 3167/02, proposto dalla sig.ra Pasqualina
CHIAVETTIERI, rappresentata e difesa dagli avv.ti Giovanni Delucca,
Alessandro Marelli e Domenico D'Amato, ed elettivamente domiciliata
presso l'ultimo in Roma, v. Cola di Rienzo n. 111,
contro
la AUSL Bologna Sud, in persona del Direttore Generale p.t.,
rappresentata e difesa dagli avv.ti Franco Mastragostino e Adriano
Giuffré, ed elettivamente domiciliata presso il secondo in Roma, v.
Collina n. 36,
per la riforma
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per
l'Emilia-Romagna, Bologna, I, 21 settembre 2001, n. 699, resa inter
partes, con la quale in parte è stato dichiarato irricevibile e in
parte è stato respinto il ricorso proposto dall'attuale appellante
avverso l'atto, di cui alla delibera D.G. n. 2410 del 30 dicembre
1996, di dimissione della ricorrente dal Centro socio-riabilitativo
diurno per handicappati non autosufficienti "N. Zanichelli".
Visto il ricorso in appello con i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio dell'Azienda sanitaria
intimata;
Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive
difese;
Visti gli atti tutti della causa;
Relatore alla pubblica udienza del 2 marzo 2004 il Consigliere
Gerardo Mastrandrea; uditi per le parti gli avv.ti D'Amato e Giuffrè;
Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue.

Fatto

1. La ricorrente, affetta da lungo tempo dagli esiti di una grave forma di encefalopatia infantile, ha fruito a partire dal 1984 dei servizi, sia di carattere assistenziale che riabilitativo, di una struttura socio-riabilitativa pubblica, specializzata nella cura e nell'assistenza di handicappati non autosufficienti.
Essendo stata dimessa, per raggiunti limiti di età (55 anni, in applicazione di apposita previsione regolamentare interna), dalla struttura riabilitativa diurna (ma non comunque da quella residenziale), la sig.ra Chiavettieri è insorta dinanzi al TAR dell'Emilia-Romagna, deducendo la violazione della normativa regionale di riferimento, che non prevede alcun limite massimo di età per la fruizione degli interventi socio-assistenziali, nonché, in ogni caso, la violazione delle norme procedurali di dimissione previste dal Centro.
2. Con la sentenza impugnata, in epigrafe indicata, il relativo ricorso, proposto avverso la delibera del Direttore Generale della Azienda USL competente n. 2410 del 30 dicembre 1996 (mai notificata alla istante), è stato giudicato in parte tardivo, e quindi irricevibile (relativamente all'impugnazione della disposizione regolamentare sul limite massimo di età), in parte da rigettare (circa invece la violazione delle disposizioni procedimentali contenute nel Regolamento del Centro riabilitativo "N. Zanichelli").
3. La sig.ra Chiavettieri ha dunque interposto l'appello in trattazione avverso la predetta pronunzia, contestando integralmente la medesima ed insistendo nelle proprie pretese.
4. L'Azienda sanitaria si è costituita in giudizio per resistere all'appello, ribadendo le ragioni di fatto e diritto poste a sostegno della pronunzia appellata.
Le parti hanno depositato memoria.
Alla pubblica udienza del 2 marzo 2004 il ricorso in appello è stato introitato per la decisione.

Diritto

1. I motivi di appello sono fondati e quindi il gravame merita accoglimento.
2. Il ricorso originario proposto dinanzi al Tribunale amministrativo emiliano non risulta, anzitutto, tardivo nei termini descritti dal medesimo giudice periferico, relativamente all'impugnativa della norma regolamentare interna; prescrizione che, invero, assume effettivamente portata fondamentale anche ai fini della presente decisione, atteso che vincola necessariamente l'Ente intimato a consentire la fruizione dei servizi resi dal Centro riabilitativo diurno (non risulta, invece, pregiudicata, occorre ribadire, la prestazione dei normali servizi assistenziali in favore della ricorrente, paziente da tempo ricoverata nella struttura) ai soli soggetti di età compresa tra i quattordici ed i cinquantacinque anni.
Non è stata data, infatti, prova della formale comunicazione della prescrizione regolamentare, contenuta nel testo adottato con la deliberazione n. 579 del 28 settembre 1994, personalmente all'appellante.
Né può sicuramente ritenersi bastevole, ai fini della pronunzia di irricevibilità del gravame introduttivo in seguito a presunzione di piena conoscenza dell'atto lesivo, la consegna di copia del Regolamento a familiari dell'istante o l'invio di apposita comunicazione indirizzata alla sorella della medesima paziente (sig.ra Luisa Chiavettieri), non eletta formalmente alla posizione di tutrice della congiunta malata (non può darsi ingresso in alcun modo, al riguardo, alla figura del "tutore sostanziale" propalata dall'Azienda sanitaria resistente).
L'atto deliberativo di dimissione impugnato risulta formalmente inviato, inoltre, al difensore della reclamante solo nell'aprile 1997.
3. Per il resto, nel merito, l'apposizione di un limite massimo di età, nella misura perdipiù quantificata nel testo regolamentare (appena 55 anni), risulta, oltre che priva di riscontri nelle leggi e direttive regionali, totalmente arbitraria, illogica e irrazionale, considerato che possono tutt'altro che escludersi benefici dall'integrazione delle prestazioni riabilitative e meramente assistenziali (anche nella prospettiva di un reinserimento sociale o quanto meno di tutela dal progressivo degrado, dovuto anche all'età, delle condizioni psico-fisiche e della capacità di vivere una dimensione inter-relazionale) per gli assistiti che abbiano superato una soglia di longevità almeno in astratto (fatta salva, dunque, la specificità delle situazioni) non particolarmente cospicua.
Non è dunque accettabile che venga preventivamente e automaticamente preclusa, al raggiungimento di un limite di età non etero-imposto e peraltro non certo ragguardevole, la possibilità di integrare, a beneficio dell'utenza assistita, le due fondamentali attività, assistenziale e riabilitativa, gestite dal Centro socio-riabilitativo in argomento.
In definitiva, anche volendo far rientrare l'imposizione di limiti massimi di età dei soggetti utenti nel potere di autodisciplina della struttura pubblica, nella fattispecie una previsione limitativa così quantificata, perdipiù inderogabile alla luce di ogni altro elemento di valutazione, non può resistere immune alle censure dedotte dalla parte appellante.
4. Alla stregua delle considerazioni che precedono, l'appello interposto va accolto nei suddetti termini e per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, analogo responso va riservato al ricorso di primo grado, con conseguente annullamento del provvedimento di dimissione impugnato.
Le spese dei due gradi di giudizio seguono, come di norma, la definitiva soccombenza dell'Azienda sanitaria, secondo la misura liquidata in dispositivo.

P.Q.M

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso in appello in epigrafe e per l'effetto, in riforma della sentenza gravata, accoglie il ricorso di primo grado, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.
Condanna l'Azienda sanitaria resistente al pagamento, in favore della ricorrente, delle spese relative ai due gradi di giudizio, liquidate in € 3.000,00 (tremila/00).
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma, il 2 marzo 2004, dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), in camera di consiglio, con l'intervento dei seguenti Magistrati:
Raffaele Iannotta Presidente
Corrado Allegretta Consigliere
Cesare Lamberti Consigliere
Aldo Fera Consigliere
Gerardo Mastrandrea Consigliere est.
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 17 LUG. 2004.