REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

N.

Reg.Dec.

N.  5997 Reg.Ric.

ANNO   2002

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente

DECISIONE

sul ricorso in appello n. 5997/2002, proposto dal Ministero per i beni e le attività culturali, in persona del Ministro in carica, e la Soprintendenza Archeologica della Calabria, in persona del Soprintendente p.t. rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, e per legge domiciliati presso gli uffici di quest’ultima, in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

contro

Franco Giuseppe, Franco Elisabetta Rondinelli, Franco Maria Teresa, Franco Vincenzo, tutti rappresentati e difesi dall’avv. Michele Salazar e dall’avv. Domenico Colaci, ed elettivamente domiciliati presso lo studio dell’avv. Filippo Neri, in Roma, via dei Gracchi, n. 130;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. per la Calabria - sede di Catanzaro, sez. I, 21 marzo 2002, n. 634, resa tra le parti.

     Visto il ricorso con i relativi allegati;

     Visto l’atto di costituzione in giudizio degli appellati;

     Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

     Visti tutti gli atti della causa;

     Relatore alla pubblica udienza del 17 dicembre 2002 il consigliere Rosanna De Nictolis e uditi l'avvocato dello Stato Gallo per il Ministero appellante e l'avvocato Andrea Manzi su delega dell’avv. Salazar per gli appellati;

     Ritenuto e considerato quanto segue.

FATTO E DIRITTO

1. Con provvedimento del 9 aprile 2001 a firma del direttore generale dell’ufficio centrale per i beni archeologici, architettonici, artistici e storici del Ministero per i beni e le attività culturali, veniva dichiarato di interesse particolarmente importante, sotto il profilo archeologico, e assoggettato al vincolo di cui al D.Lgs. 29 ottobre 1999, n. 490, un terreno esteso circa mq. 1840, ubicato nel centro abitato del Comune di Vibo Valentia, identificato in catasto al fol. 34, part. 28, di proprietà degli odierni appellati.

1.1. Su ricorso dei proprietari, il T.A.R. adito annullava il provvedimento ritenendo fondate le censure di difetto di motivazione, sotto il profilo che né il provvedimento di vincolo né la presupposta relazione tecnica, danno adeguatamente conto delle ragioni per cui viene sacrificata la proprietà privata, a fronte dell’esiguità dei ritrovamenti archeologici.

1.2. Ha proposto appello l’amministrazione, deducendo che il vincolo archeologico è frutto di valutazioni discrezionali dell’amministrazione, insindacabili in sede giurisdizionale al di fuori dei casi di manifesta illogicità e travisamento, e che nella specie vi è stata una adeguata istruttoria tecnica da cui si evince il valore archeologico del sito.

2. L’appello va respinto.

2.1. Giova in diritto premettere che il vincolo archeologico, come, più in generale, il vincolo storico – artistico, già disciplinato dalla L. n. 1089 del 1939 e poi trasfuso nel T.U. n. 490 del 1999, è imposto dall’amministrazione a seguito di valutazioni di carattere tecnico (circa il valore e l’importanza storico – artistica – archeologica del bene) (c.d. discrezionalità tecnica) su cui si innestano valutazioni di carattere discrezionale in senso proprio (c.d. discrezionalità amministrativa) in ordine all’opportunità di sottoporre a protezione un dato bene, presupposto il suo interesse sotto i profili esaminati.

     Sono perciò enucleabili due valutazioni, tra loro connesse, una di carattere tecnico, e una di opportunità. La valutazione tecnica è sindacabile e verificabile da parte del giudice amministrativo, sotto il profilo della logicità, congruità, corretta ricostruzione dei fatti. La valutazione di merito amministrativo non è invece sindacabile, al di fuori dei casi di manifesta illogicità e travisamento.

2.2. Nel caso di specie, deve essere confermata la valutazione della sentenza di primo grado, che ha ritenuto non sufficientemente motivata la valutazione di carattere tecnico sottesa alla scelta discrezionale di assoggettare l’area a vincolo archeologico.

     Invero, la valutazione di particolare importanza del sito archeologico si fonda, nella specie, più su dati presuntivi, basati sull’ubicazione dell’area in un ambito viciniore ad altri oggetto di ritrovamenti archeologici, che su dati reali relativi ad avvenuti ritrovamenti in loco.

     In particolare, dalla relazione tecnica allegata al provvedimento di vincolo si evince che le vicende storiche dell’area sono state ricostruite in via presuntiva sulla base dei dati relativi agli altri siti archeologici del Comune di Vibo Valentia.

     Tuttavia, i reperti archeologici rinvenuti in loco appaiono, allo stato, esigui, trattandosi di frammenti murari e di frammenti di ceramica di diverse epoche storiche (greca e romana).

     Tali ritrovamenti potrebbero giustificare la prosecuzione delle ricerche (mediante gli opportuni provvedimenti di occupazione di urgenza e di espropriazione), ma allo stato sono inidonei a giustificare la qualificazione dell’area come di grande interesse archeologico.

     Invero, l’apposizione di un vincolo su una vasta area di proprietà privata, per il sacrificio che comporta per le ragioni dei proprietari, deve fondarsi non su elementi presuntivi e che necessitano di ulteriore approfondimento, ma su dati certi e incontrovertibili.

     Deve perciò trovare conferma l’annullamento del provvedimento impugnato, sotto il profilo del difetto di istruttoria e di motivazione, e fatti naturalmente salvi gli ulteriori provvedimenti dell’amministrazione.

3. Per quanto esposto, l’appello va respinto.

     Appare tuttavia equo compensare interamente le spese e gli onorari di lite.

P.Q.M.

     Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sezione sesta), definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo respinge.

     Compensa interamente tra le parti le spese, i diritti e gli onorari di lite.

     Ordina che la pubblica amministrazione dia esecuzione alla presente decisione.

     Così deciso in Roma, il 17 dicembre 2002 dal Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale - Sez.VI - nella Camera di Consiglio, con l'intervento dei Signori:

Mario Egidio SCHINAIA Presidente

Sergio SANTORO Consigliere

Alessandro PAJNO Consigliere

Luigi MARUOTTI Consigliere

Rosanna DE NICTOLIS Consigliere Est. 

Presidente 

Consigliere       Segretario 
 
 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA 

il.....................................

(Art. 55, L.27/4/1982, n.186)

Il Direttore della Sezione 
 
 

CONSIGLIO DI STATO

In Sede Giurisdizionale (Sezione Sesta) 

Addì...................................copia conforme alla presente è stata trasmessa  

al Ministero.............................................................................................. 

a norma dell'art. 87 del Regolamento di Procedura 17 agosto 1907 n.642 

                                    Il Direttore della Segreteria